Il blog

Questa è la sezione dedicata al mondo del Verdicchio. Al suo interno troverà una rubrica di approfondimento interamente dedicata alle terre del Verdicchio curata dallo scomparso Prof. Riccardo Ceccarelli, noto storico delle Marche e suo profondo conoscitore grazie al quale, del resto, questo blog non avrebbe mai visto la luce. È proprio per celebrare il suo lavoro che abbiamo deciso di continuare a raccontare, anche attraverso i suoi scritti mai pubblicati finora, quell’ecosistema di tradizioni, persone, ambiente a lui tanto caro e che rende il nostro territorio unico al mondo.

Le leggende del Verdicchio

Le leggende del Verdicchio

Scritto da museosartarelli il 4 Marzo 2021 in Storia

Le leggende hanno sempre un certo fascino, fanno galoppare l’immaginazione e la fantasia. La storia, ricostruita su documenti, ci avvicina alla verità con l’indubbio fascino delle “cose” avvenute e vissute. Sul Verdicchio la leggenda fu “costruita” negli anni successivi alla secondo conflitto mondiale. Si attribuì a Vincenzo Maria Cimarelli (1585-1662), storico di Corinaldo, questa frase «lo Verdicchio, vino di solar claritade et virtù eccellentissime», che rimandava al re Alarico re dei Visigoti morto nel 410, che ne avrebbe fatto incetta mentre con il suo esercito si avviava verso Roma. Frase forLe leggende hanno sempre un certo fascino, fanno galoppare l’immaginazione e la fantasia. La storia, ricostruita su documenti, ci avvicina alla verità con l’indubbio fascino delle “cose” avvenute e vissute. Sul Verdicchio la leggenda fu “costruita” negli anni successivi alla secondo conflitto mondiale. Si attribuì a Vincenzo Maria Cimarelli (1585-1662), storico di Corinaldo, questa frase «lo Verdicchio, vino di solar claritade et virtù eccellentissime», che rimandava al re Alarico re dei Visigoti morto nel 410, che ne avrebbe fatto incetta mentre con il suo esercito si avviava verso Roma. Frase fortunata che è frutto di fantasia e pura leggenda: l’espressione e il contesto sono inesistenti nel volume del Cimarelli (Istorie dello Stato di Urbino. Libro terzo dell’origine, e successi di Corinalto, Brescia 1642, capitolo II, pp. 5-6). Un falso storico che alimenta ancora la penna di quanti scrivono di Verdicchio, nonostante da oltre venticinque anni la “citazione” del Cimarelli si sia dimostrata immaginaria. Anche Annibale era stato tirato in ballo: avrebbe curato i suoi cavalli ammalati con Verdicchio e Rosso Conero durante le sue scorrerie per l’Italia contro i Romani (218-216 a.C.). Avrà usato il vino dei luoghi attraversati, senz’altro non Verdicchio o Rosso Conero che così certamente non si chiamavano. A volte siamo più disposti a credere alle leggende che alla storia perché con il mito o la leggenda “andiamo lontano”, viaggiamo con la fantasia, la storia invece ci riporta al concreto, ai fatti, a quanto è avvenuto. Per il nostro Verdicchio più delle leggende è attraente la sua storia perché essa ci parla di uomini e di terra, di nostri antenati che su queste nostre colline hanno intrecciato un secolare rapporto virtuoso, storia che nobilita chi l’ha vissuta e quanti continuano oggi, quasi con ostinazione, sui solchi antichi. Le leggende si perdono in fumosità, la storia ci ancora alla terra, alle nostre colline: per il Verdicchio è l’ancoraggio più forte, più resistente e più vero.

(5 gennaio 2013)

Prof. Riccardo Ceccarelli

La Botte del Vino

La Botte del Vino

Scritto da museosartarelli il 28 Ottobre 2020 in Storia

Quella di Gubbio aveva la capacità, e l’ha ancora – però non la utilizzano più – di 20.124 litri. La chiamano la “Botte Grande dei Canonici”. La si può ammirare nelle duecentesche cantine in via Federico da Montefeltro 1, sotto il Museo Diocesano nel palazzo dei canonici della cattedrale.

Maestosa, imponente, realizzata in loco ai primi del Cinquecento da sapienti falegnami che avevano trovato soluzioni particolari per tanta opera. Nelle altre cantine, nelle nostre cantine, le botti erano ovviamente di dimensioni più ridotte, ma sempre ‘regine’ venerate, specie le più capaci, circondate da attenzione e da preoccupazione. Una manutenzione attenta quando contenevano il vino in ebollizione o in maturazione, ma anche quando erano vuote, ché non prendessero cattivi odori, ché nessun intruso (piccoli animali o altro) vi entrasse da clandestino. E poi una preparazione accurata per ospitarvi il mosto: doveva resistere al suo ‘muoversi’ con una tenuta stagna sicura, senza perdite. Cerchi sempre ben tenuti, meglio se verniciati; doghe ripassate all’esterno con il “sego”, grasso di maiale allo scopo preparato e conservato; pulizia interna con il vino magari leggermente caldo dal “rosciolo”, attraverso il quale una volta rimosso, per togliere le fecce, vi poteva entrare un ragazzo; controllo o raschiatura della patina di tartrato, la cosiddetta “rascia”, ed infine il lento bruciare – dopo aver ben chiuso ogni apertura – di uno stoppino o lembo di stoffa intriso nello zolfo fuso. Un rito antico, secolare, tradizionale. Il contadino, se poteva, scandiva – anno dopo anno – l’uso delle sue botti a seconda della “bontà” di ciascuna, della resa cioè qualitativa del vino. Di quercia stagionata erano fatte, da mastri bottai che assommavano al mestiere una sapienza maturata nei secoli. I moderni contenitori supertecnologici, pur avendo qualità eccezionali, non hanno quel velo di poesia di quelle grandi antiche botti. Non ci vogliamo riportare il vino, ma ricordarle “fa bene” anche al vino di oggi.

(12 luglio 2012) – Riccardo Ceccarelli

La aspettiamo!

La aspettiamo!

Scritto da museosartarelli il 23 Ottobre 2020 in News & Mostre

In seguito all’ultimo DPCM del 18 ottobre con validità a partire da lunedì 19 ottobre 2020, abbiamo deciso seppur a malincuore di interrompere fino a data da destinarsi i nostri incontri conosciuti come “Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle”. Non appena sarà possibile, riprenderemo le nostre serate speciali fatte di poesie e brani di opere di scrittori marchigiani accompagnate dai vini Sartarelli.

Come sempre La aspettiamo per tour aziendale e degustazione, poiché le visite continuano ad avvenire nel massimo rispetto delle regole vigenti assicurando il distanziamento sociale!

Inoltre, Le ricordiamo inoltre che, qualora volesse, potrebbe continuare a ricevere comodamente tutti i nostri prodotti a casa Sua, scrivendo a contact@sartarelli.it oppure ordinando direttamente cliccando qui, wishlist.

Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle

Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle

Scritto da museosartarelli il 18 Settembre 2020 in News & Mostre

Venerdì 25 settembre, alle ore 21:00, sulla splendida terrazza del nostro Museo del Verdicchio, si terrà una serata di parole, musica e buon vino intitolata “Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle”. Un’occasione unica per ascoltare poesie e brani tratti dalle opere degli scrittori marchigiani Franco Duranti e Giancarlo Esposto e per gustare i nostri vini sotto il cielo stellato, in un’atmosfera magica.

L’incontro avverrà nel pieno rispetto delle normative anti COVID-19.

Ingresso libero, i posti sono limitati e per partecipare è necessaria la prenotazione inviando un’e-mail a contact@sartarelli.it.

La aspettiamo!

 

Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle

Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle

Scritto da museosartarelli il 18 Luglio 2020 in News & Mostre

Venerdì 24 luglio, alle ore 21:00, sulla splendida terrazza del nostro Museo del Verdicchio, si terrà una serata di parole, musica e buon vino intitolata “Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle”. Un’occasione unica per ascoltare poesie e brani tratti dalle opere degli scrittori marchigiani Sergio Cardinali e Oscar Sartarelli e per gustare i nostri vini sotto il cielo stellato, in un’atmosfera fatata.

L’incontro avverrà nel pieno rispetto delle normative anti COVID-19.

Ingresso libero, i posti sono limitati e per partecipare è necessaria la prenotazione inviando un’e-mail a contact@sartarelli.it.

La aspettiamo!