Il blog

Questa è la sezione dedicata al mondo del Verdicchio. Al suo interno troverà una rubrica di approfondimento interamente dedicata alle terre del Verdicchio curata dallo scomparso Prof. Riccardo Ceccarelli, noto storico delle Marche e suo profondo conoscitore grazie al quale, del resto, questo blog non avrebbe mai visto la luce. È proprio per celebrare il suo lavoro che abbiamo deciso di continuare a raccontare, anche attraverso i suoi scritti mai pubblicati finora, quell’ecosistema di tradizioni, persone, ambiente a lui tanto caro e che rende il nostro territorio unico al mondo.

Il Silenzio del Vino

Il Silenzio del Vino

Scritto da museosartarelli il 18 Giugno 2020 in News & Mostre

Qualche giorno dopo la pigiatura un tempo si sentivano le botti croccolare. Il mosto si muoveva, fermentava. Si spandeva il profumo tutt’intorno per una settimana-dieci giorni. Il contadino-cantiniere si adoperava controllando prima, travasando poi, assaporando qualche goccio. Poi cominciava il lungo silenzio. Il silenzio della cantina, il silenzio del contadino, il silenzio del vino. La cantina come una chiesa. Non bisognava fare rumore. Rispetto di una presenza. Rispetto per una trasformazione in atto. Rispetto per quello che avveniva nel ventre della botte, come nel ventre di una madre. Prendeva forma lentamente, secondo le leggi eterne della natura, una creatura che la terra aveva fatto nascere e che in fasi successive si stava trasformando. Un silenzio che non era  assenza di vita e di movimento. Un silenzio che decantava impurità in movimenti impercettibili, che favoriva la colorazione e la trasparenza facendo acquistare al vino il suo giovane volto. Il contadino ne controllava la crescita e  lo sviluppo, lo osservava in controluce, lo guardava con trasporto e simpatia, avvertendone tendenze e scrutandone il più piccolo dei difetti; qualche volta ti accorgevi che ci parlava pure dandogli magari qualche suggerimento che la pazienza e l’attesa sapevano diluire di settimana in settimana. Intanto il vino cresceva e maturava in quell’atmosfera di silenzio e di luce soffusa, con le azioni felpate e non violente del contadino che gli faceva quotidiana visita, attento ad ogni più piccola “mossa”. C’era in quel silenzio, quasi come scrigno di vita, il segno di un’intesa tra contadino e natura che nessuna parola avrebbe ben saputo dire, inscritta però in quell’ordine delle cose che da sempre ha governato il mondo. Anche il vino, quello buono, ha bisogno del silenzio. Ieri come oggi.

(2 ottobre 2012)

Riccardo Ceccarelli

Belvedere Ostrense

Scritto da museosartarelli il 5 Ottobre 2019 in Storia

Il Consiglio comunale richiese l’aggiunta di “Ostrense” nel 1862, in quanto si pensava ad una sua origine legata all’Ostra romana. Invece fu un borgo medioevale, alla cui origine c’era un monastero benedettino. I primi documenti risalgono agli inizi del XIII secolo. Fece parte del Contado di Jesi, fino alla sua soppressione nel 1808. I suoi rappresentanti con quelli degli altri castelli, se avevano qualche controversia con la Città di Jesi, si ritrovavano a Moie o ad Osteria di Castelplanio. Incanta oggi per le sue mura rinascimentali, con notevoli architetture del XVIII secolo, quali chiese e palazzi gentilizi. Appena fuori dal suo centro storico, sorge il Santuario della Madonna del Sole, la cui origine risale al 1600 e al cui interno si può ancora ammirare un affresco del 1471 ad opera di Bartolo di Andrea da Jesi. Dal 1989 è operativo il Museo Internazionale dell’Immagine Postale.

Riccardo Ceccarelli

Arcevia, la “Perla dei Monti”

Scritto da museosartarelli il 16 Settembre 2019 in Storia

“La Perla dei Monti”, proprio così fu chiamata la medievale rocca contrada Arcevia, che poi ottenne il titolo di città nel 1817. Le prime notizie risalgono agli anni attorno al Mille. Il suo territorio è particolarmente ricco di testimonianze archeologiche, dal Paleolitico all’Età del Bronzo e all’Età del Ferro, fino all’epoca romana. In età comunale e ai tempi delle signorie dei Chiavelli, di Braccio da Montone e di Francesco Sforza, Arcevia fu nota come rocca inespugnabile. È una città d’arte, il monumento più importante è la Collegiata di San Medardo, costruita nel XVII secolo su un edificio medievale e che conserva ancora oggi notevoli opere d’arte, come i polittici di Luca Signorelli, ceramiche dei Della Robbia fino alle tele di Ercole Ramazzani. Il Palazzo comunale è del XIII secolo con la torre civica alta 36 metri. La chiesa di San Francesco della seconda metà del 1200 è stata poi ricostruita in stile rococò nel 1750. Il territorio di Arcevia è costellato da 9 castelli-frazioni di origine medioevale e di importanza notevole per storia e valenza architettoniche: Avacelli, Castiglioni, Caudino, Montale, Nidastore, Piticchio, Palazzo e San Pietro in Musio. Pur avendo conosciuto in questi ultimi decenni un forte decremento demografico, Arcevia conserva tutto il fascino, non solo per il suo passato, ma anche per il presente che, consapevole della sua antica nobiltà, intende coniugare con una sempre più avvertita qualità di vita.

Riccardo Ceccarelli

Serra de’ Conti

Scritto da museosartarelli il 10 Agosto 2019 in Storia

È posizionata sulle alture della valle del Misa. All’origine della sua storia ci sono l’istituzione della Pieve di Santa Lucia (ora distrutta) ad opera dei monaci benedettini provenienti dall’abbazia di Santa Croce di Sassoferrato. La tradizione vuole che proprio il Beato Gherardo (1280-1367), un monaco dell’abbazia di Santa Croce, vi esercitasse il suo ministero diventandone, per santità riconosciuta dal popolo e dalla Chiesa, il protettore. La costruzione di un castello, con le sue possenti mura (poi rimaneggiate) è databile tra il XII e il XIII secolo.

Ai nobili scesi dall’area preappenninica longobarda appartenevano i conti che governarono in nome dell’impero il primitivo castello. Ha mantenuto l’impianto urbanistico medioevale. Importanti sono per architetture e decorazioni le sue chiese ed edifici pubblici.

Per un breve periodo fece parte del Contado di Jesi partecipando al Pallio di San Floriano  fino al 1363. Vi nacque il celebre umanista Baldo Martorello (1420/27-1475), precettore di grammatica dei figli di Francesco Sforza.

Di notevole interesse è il Museo delle Arti Monastiche con oggetti, utensili e arredi del Monastero di Santa Maria Maddalena dalla fine del 1500 fino ai primi decenni del 1900.

Riccardo Ceccarelli

L’antico splendore di Montecarotto

L’antico splendore di Montecarotto

Scritto da museosartarelli il 15 Luglio 2019 in Storia

Il suo nome Mons arcis ruptae ricorda con tutta probabilità un antico feudatario del luogo o qualche costruzione molto più antica. A cavallo tra le valli dell’Esino e del Misa, attorno ad essa sorse un agglomerato rurale che nel corso dei secoli XI-XII acquistò progressivamente consistenza. Trasformatosi in castello, entrò a far parte del Contado di Jesi nel 1200 divenendo insieme a “Massaccio” (Cupramontana) uno dei due castelli più importanti dell’intero territorio di Jesi.

Proprietà del vescovo di Jesi, egli lo cedette alla città insieme a Poggio San Marcello. Nel 1509 fu completata la ricostruzione della monumentale cinta muraria attribuita a Giacomino di Albertino da Cremona. Nel 1903 fu abbattuta la porta orientale, la porta principale del castello, ottenendo così l’ampia piazza che si apre davanti al teatro comunale del 1877.

La testimonianza del suo splendore antico si ha nella chiesa-collegiata di Santa Maria Annunziata che, secondo gli studiosi, “per le suppellettili d’argento, legni dorati e opere d’arte che vanno dal XVI al XX secolo, ne fanno una delle chiese più ricche e degne della Vallesina”.

Fu famosa per ben tre secoli, dal 1500 al 1800, la Scuola Organaria di Montecarotto, i cui organi sono stati e sono ancora strumenti musicali di gran valore. In questi secoli ha vissuto nella cultura e nell’arte momenti di grande splendore. Negli ultimi decenni, nonostante il forte decremento demografico che ha caratterizzato l’intero comune, ha provato a tenere fede alla sua tradizione.

Riccardo Ceccarelli

Concerto e Insieme d’arte per Sette giorni a Poggio San Marcello

Concerto e Insieme d’arte per Sette giorni a Poggio San Marcello

Scritto da museosartarelli il 27 Giugno 2019 in News & Mostre

Poggio San Marcello si prepara alla settimana della cultura. “Insieme d’arte per Sette giorni” con artisti internazionali, concerti, incontri, dal 3 al 10 agosto 2019 in questo castello incantato.

Nel Museo In Verdicchio Veritas si terrà giovedì 8 agosto alle ore 17.00 un concerto di musica classica, accompagnato dalla presentazione di un libro e testi e dalle bollicine Sartarelli.

www.suedwind-film.de/events/

Per maggiori info ci scriva a contact@sartarelli.it

La aspettiamo!

San Paolo di Jesi

San Paolo di Jesi

Scritto da museosartarelli il 20 Giugno 2019 in Storia

I suoi amministratori vollero che si aggiungesse “di Jesi” nel 1863, sia per distinguere il loro paese da altre località con lo stesso nome, sia per ufficializzare nel nuovo stato unitario quello che per secoli, almeno fino al Millesettecento, nello Stato Pontificio, era stata la dizione consueta. Sorto come agglomerato attorno ad uno ormai scomparso monastero di San Paolo, nelle vicinanze dell’attuale paese, divenne nel corso del XIII secolo un piccolo centro fortificato (castrum) ai confini tra il contado di Jesi e quello di Osimo. Ha fatto sempre parte del contado di Jesi, come comunità autonoma, ma avendo pur sempre stretti rapporti con la città, in particolar modo per le proprietà terriere e per prodotti quali grano e vino. Durante il regime fascista fu incorporato a Staffolo costituendo una sola unità amministrativa. Caratteristica del suo territorio sono alcuni piccoli vulcani di fango, “bagni” o “bollitori”, vale a dire emissioni di fango bollente che acquistano la forma di un piccolo cono. Un piccolissimo paese con una popolazione quasi sempre al di sotto dei mille abitanti e che ha conservato il suo orgoglio e la sua tenacia nel lavoro.

Riccardo Ceccarelli

Staffolo, pieno di molto vino

Staffolo, pieno di molto vino

Scritto da museosartarelli il 16 Maggio 2019 in Storia

Lo trovarono così nel marzo del 1354 i soldati di Montreal d’Albarno, detto Fra Moriale, durante il saccheggio del castello di Staffolo, “pieno di molto vino”, stando a quanto scrive il cronista fiorentino Matteo Villlani (1295-1362) nelle sue Storie. Alcuni umanisti del Cinquecento lo vollero indebitamente legare alle origini greche, da “staphilé”, grappolo d’uva, creandovi sopra alcune leggende. La storia ci dice invece che Staffolo, fu luogo fortificato in zona di confine al tempo della dominazione longobarda, come lascia intendere l’origine del nome da “staffal”, palo di confine, cippo, indicando il territorio di confine tra il ducato longobardo di Spoleto e la Pentapoli bizantina. La prima citazione di Staffolo si ha nel 1150. Nel corso del XIII secolo fu libero comune, non fu mai a differenza dei castelli dei dintorni, se non sporadicamente, assoggettato a Jesi. Ebbe propri statuti redatti tra il 1544 e il 1546; fu sempre sotto la giurisdizione di Osimo. Di grande interesse sono la cinta muraria con torrione del Quattrocento e il tessuto urbano medioevale, prevalentemente restaurato. La chiesa parrocchiale ha il portale romanico e contiene il Polittico di S. Egidio abate del Maestro di Staffolo, capolavoro del XV secolo. Notevoli sono le architetture civili dei secoli XVI-XVII. La sua economia, prevalentemente agricola, come nei secoli passati, ha nella viticoltura la sua espressione più importante.

Riccardo Ceccarelli