Il blog

Questa è la sezione dedicata al mondo del Verdicchio. Al suo interno troverà una rubrica di approfondimento interamente dedicata alle terre del Verdicchio curata dallo scomparso Prof. Riccardo Ceccarelli, noto storico delle Marche e suo profondo conoscitore grazie al quale, del resto, questo blog non avrebbe mai visto la luce. È proprio per celebrare il suo lavoro che abbiamo deciso di continuare a raccontare, anche attraverso i suoi scritti mai pubblicati finora, quell’ecosistema di tradizioni, persone, ambiente a lui tanto caro e che rende il nostro territorio unico al mondo.

La Botte del Vino

La Botte del Vino

Scritto da museosartarelli il 28 Ottobre 2020 in Storia

Quella di Gubbio aveva la capacità, e l’ha ancora – però non la utilizzano più – di 20.124 litri. La chiamano la “Botte Grande dei Canonici”. La si può ammirare nelle duecentesche cantine in via Federico da Montefeltro 1, sotto il Museo Diocesano nel palazzo dei canonici della cattedrale.

Maestosa, imponente, realizzata in loco ai primi del Cinquecento da sapienti falegnami che avevano trovato soluzioni particolari per tanta opera. Nelle altre cantine, nelle nostre cantine, le botti erano ovviamente di dimensioni più ridotte, ma sempre ‘regine’ venerate, specie le più capaci, circondate da attenzione e da preoccupazione. Una manutenzione attenta quando contenevano il vino in ebollizione o in maturazione, ma anche quando erano vuote, ché non prendessero cattivi odori, ché nessun intruso (piccoli animali o altro) vi entrasse da clandestino. E poi una preparazione accurata per ospitarvi il mosto: doveva resistere al suo ‘muoversi’ con una tenuta stagna sicura, senza perdite. Cerchi sempre ben tenuti, meglio se verniciati; doghe ripassate all’esterno con il “sego”, grasso di maiale allo scopo preparato e conservato; pulizia interna con il vino magari leggermente caldo dal “rosciolo”, attraverso il quale una volta rimosso, per togliere le fecce, vi poteva entrare un ragazzo; controllo o raschiatura della patina di tartrato, la cosiddetta “rascia”, ed infine il lento bruciare – dopo aver ben chiuso ogni apertura – di uno stoppino o lembo di stoffa intriso nello zolfo fuso. Un rito antico, secolare, tradizionale. Il contadino, se poteva, scandiva – anno dopo anno – l’uso delle sue botti a seconda della “bontà” di ciascuna, della resa cioè qualitativa del vino. Di quercia stagionata erano fatte, da mastri bottai che assommavano al mestiere una sapienza maturata nei secoli. I moderni contenitori supertecnologici, pur avendo qualità eccezionali, non hanno quel velo di poesia di quelle grandi antiche botti. Non ci vogliamo riportare il vino, ma ricordarle “fa bene” anche al vino di oggi.

(12 luglio 2012) – Riccardo Ceccarelli

La aspettiamo!

La aspettiamo!

Scritto da museosartarelli il 23 Ottobre 2020 in News & Mostre

In seguito all’ultimo DPCM del 18 ottobre con validità a partire da lunedì 19 ottobre 2020, abbiamo deciso seppur a malincuore di interrompere fino a data da destinarsi i nostri incontri conosciuti come “Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle”. Non appena sarà possibile, riprenderemo le nostre serate speciali fatte di poesie e brani di opere di scrittori marchigiani accompagnate dai vini Sartarelli.

Come sempre La aspettiamo per tour aziendale e degustazione, poiché le visite continuano ad avvenire nel massimo rispetto delle regole vigenti assicurando il distanziamento sociale!

Inoltre, Le ricordiamo inoltre che, qualora volesse, potrebbe continuare a ricevere comodamente tutti i nostri prodotti a casa Sua, scrivendo a contact@sartarelli.it oppure ordinando direttamente cliccando qui, wishlist.

Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle

Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle

Scritto da museosartarelli il 18 Settembre 2020 in News & Mostre

Venerdì 25 settembre, alle ore 21:00, sulla splendida terrazza del nostro Museo del Verdicchio, si terrà una serata di parole, musica e buon vino intitolata “Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle”. Un’occasione unica per ascoltare poesie e brani tratti dalle opere degli scrittori marchigiani Franco Duranti e Giancarlo Esposto e per gustare i nostri vini sotto il cielo stellato, in un’atmosfera magica.

L’incontro avverrà nel pieno rispetto delle normative anti COVID-19.

Ingresso libero, i posti sono limitati e per partecipare è necessaria la prenotazione inviando un’e-mail a contact@sartarelli.it.

La aspettiamo!

 

Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle

Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle

Scritto da museosartarelli il 18 Luglio 2020 in News & Mostre

Venerdì 24 luglio, alle ore 21:00, sulla splendida terrazza del nostro Museo del Verdicchio, si terrà una serata di parole, musica e buon vino intitolata “Calici di Parole – Incontri sotto le Stelle”. Un’occasione unica per ascoltare poesie e brani tratti dalle opere degli scrittori marchigiani Sergio Cardinali e Oscar Sartarelli e per gustare i nostri vini sotto il cielo stellato, in un’atmosfera fatata.

L’incontro avverrà nel pieno rispetto delle normative anti COVID-19.

Ingresso libero, i posti sono limitati e per partecipare è necessaria la prenotazione inviando un’e-mail a contact@sartarelli.it.

La aspettiamo!

Il Silenzio del Vino

Il Silenzio del Vino

Scritto da museosartarelli il 18 Giugno 2020 in News & Mostre

Qualche giorno dopo la pigiatura un tempo si sentivano le botti croccolare. Il mosto si muoveva, fermentava. Si spandeva il profumo tutt’intorno per una settimana-dieci giorni. Il contadino-cantiniere si adoperava controllando prima, travasando poi, assaporando qualche goccio. Poi cominciava il lungo silenzio. Il silenzio della cantina, il silenzio del contadino, il silenzio del vino. La cantina come una chiesa. Non bisognava fare rumore. Rispetto di una presenza. Rispetto per una trasformazione in atto. Rispetto per quello che avveniva nel ventre della botte, come nel ventre di una madre. Prendeva forma lentamente, secondo le leggi eterne della natura, una creatura che la terra aveva fatto nascere e che in fasi successive si stava trasformando. Un silenzio che non era  assenza di vita e di movimento. Un silenzio che decantava impurità in movimenti impercettibili, che favoriva la colorazione e la trasparenza facendo acquistare al vino il suo giovane volto. Il contadino ne controllava la crescita e  lo sviluppo, lo osservava in controluce, lo guardava con trasporto e simpatia, avvertendone tendenze e scrutandone il più piccolo dei difetti; qualche volta ti accorgevi che ci parlava pure dandogli magari qualche suggerimento che la pazienza e l’attesa sapevano diluire di settimana in settimana. Intanto il vino cresceva e maturava in quell’atmosfera di silenzio e di luce soffusa, con le azioni felpate e non violente del contadino che gli faceva quotidiana visita, attento ad ogni più piccola “mossa”. C’era in quel silenzio, quasi come scrigno di vita, il segno di un’intesa tra contadino e natura che nessuna parola avrebbe ben saputo dire, inscritta però in quell’ordine delle cose che da sempre ha governato il mondo. Anche il vino, quello buono, ha bisogno del silenzio. Ieri come oggi.

(2 ottobre 2012)

Riccardo Ceccarelli

Belvedere Ostrense

Scritto da museosartarelli il 5 Ottobre 2019 in Storia

Il Consiglio comunale richiese l’aggiunta di “Ostrense” nel 1862, in quanto si pensava ad una sua origine legata all’Ostra romana. Invece fu un borgo medioevale, alla cui origine c’era un monastero benedettino. I primi documenti risalgono agli inizi del XIII secolo. Fece parte del Contado di Jesi, fino alla sua soppressione nel 1808. I suoi rappresentanti con quelli degli altri castelli, se avevano qualche controversia con la Città di Jesi, si ritrovavano a Moie o ad Osteria di Castelplanio. Incanta oggi per le sue mura rinascimentali, con notevoli architetture del XVIII secolo, quali chiese e palazzi gentilizi. Appena fuori dal suo centro storico, sorge il Santuario della Madonna del Sole, la cui origine risale al 1600 e al cui interno si può ancora ammirare un affresco del 1471 ad opera di Bartolo di Andrea da Jesi. Dal 1989 è operativo il Museo Internazionale dell’Immagine Postale.

Riccardo Ceccarelli

Arcevia, la “Perla dei Monti”

Scritto da museosartarelli il 16 Settembre 2019 in Storia

“La Perla dei Monti”, proprio così fu chiamata la medievale rocca contrada Arcevia, che poi ottenne il titolo di città nel 1817. Le prime notizie risalgono agli anni attorno al Mille. Il suo territorio è particolarmente ricco di testimonianze archeologiche, dal Paleolitico all’Età del Bronzo e all’Età del Ferro, fino all’epoca romana. In età comunale e ai tempi delle signorie dei Chiavelli, di Braccio da Montone e di Francesco Sforza, Arcevia fu nota come rocca inespugnabile. È una città d’arte, il monumento più importante è la Collegiata di San Medardo, costruita nel XVII secolo su un edificio medievale e che conserva ancora oggi notevoli opere d’arte, come i polittici di Luca Signorelli, ceramiche dei Della Robbia fino alle tele di Ercole Ramazzani. Il Palazzo comunale è del XIII secolo con la torre civica alta 36 metri. La chiesa di San Francesco della seconda metà del 1200 è stata poi ricostruita in stile rococò nel 1750. Il territorio di Arcevia è costellato da 9 castelli-frazioni di origine medioevale e di importanza notevole per storia e valenza architettoniche: Avacelli, Castiglioni, Caudino, Montale, Nidastore, Piticchio, Palazzo e San Pietro in Musio. Pur avendo conosciuto in questi ultimi decenni un forte decremento demografico, Arcevia conserva tutto il fascino, non solo per il suo passato, ma anche per il presente che, consapevole della sua antica nobiltà, intende coniugare con una sempre più avvertita qualità di vita.

Riccardo Ceccarelli