Il blog

Questa è la sezione dedicata al mondo del Verdicchio: al suo interno troverà tutte le ultime novità riguardanti l’attività del museo, una rubrica di approfondimento interamente dedicata al nostro amato vino curata dal Prof. Ceccarelli, noto storico della valle dell’Esino e profondo conoscitore di queste terre, e tutto ciò che ha a che fare con quell’ecosistema di tradizioni, persone, ambiente che rende il nostro Verdicchio un vino unico al mondo.

Monte Roberto: storia e leggenda

Monte Roberto: storia e leggenda

Scritto da museosartarelli il 18 Marzo 2019 in Storia

Le origini del castello sono avvolte in un miscuglio di storia e leggenda. Il 26 dicembre 1194 l’imperatore Federico II nacque a Jesi e la leggenda vuole che abbia trascorso l’infanzia nel castello di Monte Roberto fondato dal Duca Roberto il Guiscardo che, a sua volta, lo aveva realizzato sulle rovine di un altro castello eretto in precedenza da un certo Ariberto (secc. IV–VI). Storia e documenti invece ci dicono che la prima menzione di Monte Roberto risale al 1079 e che la collina, il “monte”, faceva riferimento a un signore del luogo, “dominus loci”. Roberto, nome straniero certamente non romano, da “Hrodbert”, termine germanico. Fu proprio agli inizi, nel decimo e nell’undicesimo secolo, un piccolo agglomerato dipendente di Morro Panicale (Castelbellino). Dalla fine del tredicesimo secolo, ormai “castrum” (castello fortificato), entrò a far parte del contado di Jesi per por rimanervi fino al 1808. Nei pressi di Sant’Apollinare, abbazia la cui origine è antecedente all’anno Mille, era ubicato l’insediamento romano di Planina. Tutta l’area fu adibita per secoli a coltivazione di grano e tabacco. Il centro storico ha conosciuto nei decenni del secolo scorso un forte decremento demografico a favore della frazione di Pianello Vallesina nelle cui vicinanze si è sviluppato un notevole polo artigianale e industriale. Un piccolo gioiello è conservato in quello che fino agli anni Trenta del Novecento era il Palazzo Comunale: si tratta dii un teatro “alla francese”, cioè un teatro con i palchetti scoperti, il cui restauro è attualmente in via di ultimazione. Con Villa Salvati, “una delle più belle dimore d’epoca napoleonica delle Marche”, ubicata a Pianello, Monte Roberto ricorda momenti non secondari del suo passato.

Riccardo Ceccarelli

Maiolati e il “suo” musicista

Maiolati e il “suo” musicista

Scritto da museosartarelli il 11 Febbraio 2019 in Storia

Non conosciamo l’origine esatta del toponimo Maiolati. Fu “Magnolati” nel 1219, “Mangnolati” in un catasto della fine del 1200, “Magolatum”, “Magnalatum”, “Maiuletum”, “Melioratum” in altri documenti medioevali. Forse errori di grafia o “Melioratum”, perché il luogo dove sorgeva il castello era “migliore” della sottostante Villa di Talliano precedente il castello stesso? “Maglioleti” alla fine del XVI secolo, fu “Majolati” nel corso del 1700 e del 1800, finchè definitivamente “Maiolati Spontini” dal 1939 quando, per decreto, fu aggiunto il cognome del grande musicista Gaspare Spontini (1774-1851) che in Maiolati nacque e morì. Ricordato come castrum, castello, luogo fortificato, nel 1283 divenne con i vicini Massaccio (Cupramontana), Poggio Cupro e Mergo il centro più importante di diffusione della setta ereticale dei Fraticelli per cui il castello fu distrutto nel 1428. Fu ricostruito solo dopo qualche decennio: un castello sopra una rupe che, minacciando di crollare, fu rafforzato nel 1934 da un vistoso muraglione. Fece parte del contado di Jesi fino al 1808. La sua frazione, Moie, è diventata non solo più importante per abitanti e attività economiche del suo centro storico, ma il più dinamico centro – dopo Jesi – di tutta la media valle dell’Esino. Gaspare Spontini, il suo cittadino più illustre, fu musicista e compositore, noto e famoso in tutta Europa. Maiolati ha vissuto e vive tuttora nel suo ricordo come artista e benefattore, dove un museo-biblioteca ne promuove la memoria e la conoscenza e le opere benefiche da lui volute ne continuano la munificenza.

Riccardo Ceccarelli

La selva e l’abbazia

Scritto da museosartarelli il 14 Gennaio 2019 in Storia

Era una delle tante selve che sorgevano lungo la valle dell’Esino circa 1.000 anni fa. La chiamavano “Selva santa” e comprendeva pressappoco lo spazio occupato dall’attuale centro abitato di Moie di Maiolati Spontini. L’abbazia, l’attuale chiesa di Santa Maria delle Moie, sorgeva tra le propaggini di questa selva e il fiume Esino, una zona paludosa e lacustre detta “moia”, da cui il nome dell’abbazia stessa. Ci è difficile immaginare l’ambiente di allora: un’abbazia, una selva che quasi la circondava, la strada “romana” al suo fianco, diverse piccole chiese (San Michele delle Moie, San Giovanni di Tralivo, San Pietro di Novaglia), il castello di Moie distrutto dagli jesini nel 1201, tutto fa intendere che, nonostante la selva, la zona fosse ricca di insediamenti. All’usura del tempo sono sopravvissute la strada e l’abbazia. L’antica chiesa, ormai nascosta da tante abitazioni che si sono formate soprattutto nel corso del 1900, sta sfiorando il suo millennio di storia: i monaci rimasero nella chiesa e nell’attiguo monastero – ora caduto – fino alla metà del 1400 quando passò ai canonici della cattedrale di Jesi. Più volte rimaneggiata e restaurata conserva il suo stile romanico, a pianta centrale analoga – anche nelle misure –all’abbazia di San Vittore delle Chiuse ed è costruita in blocchetti squadrati di pietra calcarea. Le monofore creano uno spazio in penombra che facilita la preghiera e il raccoglimento: una preziosa eredità che gli antichi monaci ci hanno voluto lasciare e che quelle pietre ci hanno conservato nei secoli.

Riccardo Ceccarelli

L’antica abbazia di San Sisto

Scritto da museosartarelli il 15 Dicembre 2018 in Storia

Se non fosse per il grande vigneto che la circonda e per l’omonimo vino, nessuno la ricorderebbe. È rimasta solo una piccola chiesa rurale in territorio di Maiolati Spontini in contrada Talliano. Eppure per importanza, anche se non aveva analoghe strutture architettoniche, la si poteva paragonare all’abbazia di Moie o di Sant’Elena. È ricordata nel 1199, dipendeva da Sant’Elena; aveva un consistente patrimonio fondiario ed un molino nel sottostante fiume Esino. Chiesa e monastero subirono gravi danni nel 1305 a causa delle milizie fabrianesi in lotta contro Jesi.  Da quella distruzione non si riprese più, rimanendo una piccola chiesa nella campagna tra Scisciano e Maiolati. Il suo ricco beneficio fu assegnato prima al seminario di Jesi, poi a diversi cardinali, arcivescovi o vescovi, per finire come chiesetta ad area limitrofa in mani private. L’ultimo restauro la chiesa lo ebbe nel 1954. Essa non ha alcun valore storico o artistico, la sua denominazione e la storia di un piccolo monastero rimangono una preziosa testimonianza dell’operosa presenza monacale su tutto il territorio. Fino al 1700 l’area limitrofa alla chiesa era pressoché quasi tutta ricoperta da boschi di querce e di alberi ad alto fusto, attualmente è invece caratterizzata da un esteso vigneto che ricorda il ruolo che la vigna aveva nell’economia dei monasteri, anche se tutto il complesso del territorio, le Colline di Maiolati, da Poggio Cupro a Castelbellino, sul versante destro dell’Esino, sta riacquistando il suo antico aspetto boschivo.

Riccardo Ceccarelli

Le iniziative culturali di Dicembre 2018

Scritto da museosartarelli il 1 Dicembre 2018 in News & Mostre

1 dicembre: Pianello Vallesina, Monte Roberto (An): Sala Polvenente, ore 21.00

“Musica e Poesia”, Coro Polifonico “David Brunori”

 

7 dicembre: Corinaldo (An), Palazzo Comunale ore 21.00

Dott. Donato Mori, “Domenico Berardi Pittore corinaldese”

 

9 dicembre: Jesi (An), Cattedrale ore 18.00

“Meditazione Organistica”, all’organo Marco Agostinelli e Andrea Stacchietti

 

18 dicembre: Concerto “I like Chopin”, Teatro Le Muse, Ancona, ore 21.00 (in occasione del 100esimo anniversario della riconquista dell’Indipendenza della Polonia)

 

Mergo, quasi nascosto…

Mergo, quasi nascosto…

Scritto da museosartarelli il 15 Novembre 2018 in Storia

È un nome unico in Italia. Non si sa bene quale sia la sua origine. Il merlo, o smergo, effigiato nello stemma comunale ci porta fuori strada, né il cormorano – uccello marino – di cui pure si è parlato non può esserne la spiegazione. Il suo nome medioevale di “Castrum Meragii” invece può darci qualche illuminazione. “Mèrago” da ‘mera’, zona paludosa, lacustre, che ovviamente si trovava ai suoi confini lungo il fiume Esino. Poi lo stesso nome si trasferì più alto dove sorse il “castrum”, insediamento fortificato, nel corso del XII secolo. Fu sempre sottomesso al Comune di Serra San Quirico, dovendolo omaggiare ogni anno, in segno di sudditanza, di un vessillo o ‘pallio’: detta sottomissione – male accettata e vissuta – si concluse con l’autonomia civile concessa da papa Leone XII nel 1827 e quella, come parrocchia, da Papa Gregorio XVI nel 1843. Dal 1926 al 1946 fu unito a Rosora costituendo il Comune dì Rosora-Mergo. A valle, nell’attuale zona denominata Angeli di Mergo, un tempo Castelluccio, nel corso di scavi programmati sono emersi numerosi reperti archeologici che testimoniano una domus rustica d’epoca romana. Mergo, adagiato su una collina tra Rosora e Serra San Quirico, quasi nascosto alla vista di chi sale verso il castello, tra i filari dei vigneti, conserva ancora la sua antica fierezza (Serra San Quirico riteneva gli abitanti di Mergo dei ‘ribelli’), unita alla vivibilità di un territorio rimasto pressoché integro.

 

Prof. Riccardo Ceccarelli

 

Le iniziative culturali di Novembre 2018

Scritto da museosartarelli il 1 Novembre 2018 in News & Mostre

18 novembre:, Mergo (An), Chiesa Parrocchiale, ore 18.00

Concerto di organo. Maestro Maurizio Maffezzoli

 

19 novembre-10 Febbraio 2019, Macerata, Palazzo Bonaccorsi

Mostra di Lorenzo Lotto, Il richiamo delle Marche

 

24-25 novembre – Appignano (Mc)

54esimo Convegno di studi maceratesi – “Andamento del clima e fenomeni metereologici di rilievo nelle Marche centro-meridionali”

Rosora, un balcone sulla valle dell’Esino

Rosora, un balcone sulla valle dell’Esino

Scritto da museosartarelli il 11 Ottobre 2018 in Storia

Arroccato su un cucuzzolo, il castello di Rosora sta quasi in disparte e guarda con distacco e insieme con curiosità la sottostante valle dell’Esino. Da Angeli – sua frazione – Castelplanio Stazione, Moie, fino a Jesi. Un vero balcone. Non solo si contempla la valle, ma gli occhi si posano anche sui castelli che gli stanno di fronte: Poggio Cupro e Cupramontana, e – digradando – Maiolati Spontini, Monte Roberto e Castelbellino. Con soddisfazione si nota come tutta la fascia collinare, da Poggio Cupro a Castelbellino, stia rivestendosi di verde e i boschi – con ampie zone di vigneti – stiano ridonando all’ambiente quell’aspetto che i monaci potevano vedere dieci secoli fa. Rosora, con tutta probabilità, fu avamposto sulla valle dell’Esino dei Longobardi del non lontano Castel Petroso (Pierosara), poi nel Contado di Jesi per sette secoli, meritandosi così l’appellativo di “fedele”.  Nelle rocce del suo territorio si sono trovati molluschi fossili di quando, a questa altezza, arrivava il mare cinque milioni di anni fa. Dell’antica struttura medioevale rimangono un torrione cilindrico e alcuni camminamenti coperti, così come si possono ancora intravvedere le mura sottoposte nel tempo a notevoli interventi di ristrutturazione a scopo abitativo. Dal 1972, per oltre quaranta anni, è sede annuale di un Convegno di Studi sul Verdicchio dei Castelli di Jesi: un motivo di orgoglio sia per la promozione che per la produzione ed opportuno punto di incontro per studiosi, produttori e tecnici del settore.

Prof. Riccardo Ceccarelli